Il Festival di Trento dice la verità sul paese dei padri e dei figli.

Spazio euricseIl tema che si è’ dato quest’anno il festival di Trento sulla “mobilità sociale” è la fotografia del nostro paese, reale e senza infingimenti e la lettura della condizione in cui versa il Sud, con la sua regressione demografica e lo spopolamento dei giovani.

Queste giornate e queste ore di seminari e colloqui, che ho avuto modo di vivere al Festival, hanno reso ancora più esplicita la necessità di costruire un futuro possibile, per avercelo.

Il paese, anche per la sofferenza del meridione, ha necessità di assorbire la distanza che si produce tra chi si può permettere una qualità della vita decente e chi è’ al limite della sopravvivenza. La diseguaglianza che si produce tra i giovani che si possono permettere di studiare e vivere nelle città con le migliori università e coloro che si devono accontentare di quello che possono mantenersi, riduce la possibilità di innovazione e qualità sociale nelle nostre città e per la competitività del nostro paese, non è’ in grado di produrre fiducia e cooperazione e quindi sicurezza sociale e lavoro.

Ne emerge un’analisi spietata sul “non è detto che i migliori siano coloro che vivono della rendita delle loro famiglie al Nord, mentre sono proprie le condizioni di provenienza delle famiglie del Sud che castrano i sogni dei figli.” In ogni caso pare che la storia dei padri condizioni ancora moltissimo la storia dei figli e che..dai dati…tutti i diritti delle donne siano stati acquisti di più per volere degli stessi padri colti dalla necessità che le stesse lavorassero, che per le battaglie delle stesse figlie. Ne esce comunque un paese dove ancora, in ogni caso, la storia dei padri pesa molto più del futuro dei figli. Un’espressione dell’esercizio del potere, che quando non è’ buona eredità, è’ ancora più determinante. Al Sud mi sembra possa assimilarsi a quel culto delle relazioni familiari, che può assumere in ambienti sensibili anche forme assai discutibili…

Un paese che rende le opportunità di risorse e le opportunità di capacità così compromesse dal proprio passato ereditato, nella diseguaglianza della loro distribuzione e capacitazione, è un paese senza futuro, perché non lo sa produrre. Il sud, poi, è la terra dove questo si verifica con più incidenza, aumentando la sofferenza dell’immobilismo e la perdita di tempo su politiche territoriali senza alcun obiettivo concorrente all’uscita da cifre e condizioni di arretratezza che non ci possiamo più consentire.

C’è una cultura dello sviluppo che va sostituita con la cultura “per” lo sviluppo, c’è’ un lavoro da fare nelle nostre città, per avere un’atmosfera creativa che produca qualità sociale ed innovazione, che si riprenda “il diritto alla città”, in grado di superare il governo del territorio ancora connesso alla dimensione molto provinciale di progetti senza capitale umano e sociale e di interesse ancora troppo privàto per ambire a perseguire missioni collettive.

Occorre promuovere la crescita dei “beni di esperienza”, piuttosto che le battaglie episodiche e senza strategie di operatività su diritti e questioni ormai poco tangibili e sensibili, di scenari produttivi e sociali obsoleti, da oblio. Occorre riportare numeri e cose alle persone e le politiche urbane devono nutrirsi delle popolazione di giovani e donne, capaci di intraprendere percorsi di riscatto, ma anche di competenze reali, proprio nei nostri territori a Sud. Occorre dimenticare i vecchi modi ed i vecchi strumenti, l’attitudine al cambiamento si produce, cambiando davvero.

Dobbiamo tornare a sperimentare soluzioni, dopo aver creato gli spazi dell’esperienza.

Z. Bauman sostiene “le città sono l’ultima speranza per un’azione collettivamente veramente efficace”.

Senza i giovani e le donne, non vi sarà l’opportunità di realizzare queste città.

Le città del sud non hanno vissuto il loro tempo moderno, rischiano di non vivere i loro giorni contemporanei. In questo processo per la città della conoscenza, nessuno è escluso, istituzioni, politica, associazioni, laboratori, movimenti, universita’. La ricerca dovrebbe tornare utile alle persone ed ai territori, al lavoro di ognuno in maniera efficace, competitiva e seria.

Occorre ritornare alle città-laboratorio.

A Trento, partecipando alla selezone Euricse per ricerche su “innovazione, Sostenibilità, occupazione”  ho provato a dimostrare che anche al Sud si può fare futuro con i giovani, per le donne, attraverso i progetti culturali di cambiamento e per la rigenerazione sostenibile dei nostri spazi urbani e delle comunità che li abitano. Non ho portato studi senza esperienze, ne’ esperienze senza studi. Una narrazione di ricerche che producono e che ancora possono produrre conoscenza.

C’e’ molto da fare e non occorre perdere tempo con pratiche consumate. Occorre avere coraggio e metterlo alla prova con il cambiamento che è’ già in corsa.

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