Buon 2015. Che le parole non siano “spazzatura”.

Un tempo difficile e di crisi questo, è così che appare. Mentre urge “la voglia e la speranza di futuro”, è così che si chiede.
Se dovessimo fare una ricerca in brainstorming in assoluto sul nostro 2014, di questo tempo, di questo paese e di questa regione e forse si, anche di ognuno di noi, troveremmo che tra le parole più (ab)usate vi siano #cambiamento #futuro #sviluppo #uscita dalla crisi, #bene comune #diritti con o senza hastag.
Ma se dovessimo, in maniera altrettanto fredda dire quali siano stati i motivi perché tutto questo si è detto e non è avvenuto troveremmo le stesse “parole”, senza gambe, senza storia, senza capacità di incidere su nulla. Messe lì a parlare da sole di loro stesse e di chi le pronuncia senza dovere di verifica. Piuttosto con troppi diritti di replica.

Una cosa appare ormai certa, per cambiare, occorre essere ed agire da “cambiati”, per vedere “il futuro” occorre averlo nella testa e nell’animo e per uscire da ogni “crisi” (personale e collettiva), occorre veramente credere che “il tempo”, su tutto..anche su gli # precedenti, “non sia il tuo”.

Si, “il tempo non è il nostro” (gli slogan che ne hanno sempre urlato il contrario…hanno dimostrato la ragione del loro egoismo con il fallimento finale), ed è per questo che non va sprecato, preso in giro, occupato con parole senza significato o il cui valore non trova poi il rischio dell’agire.Meraviglia e bellezza compresa. Consapevolezza e misura di sè inclusa.

Negli ultimi anni fino a tutto il 2014, abbiamo subito, scelto, appoggiato ma anche creduto (per (di)sperazione e senza sane pretese), solo qualche volta ostacolato, un paese, una regione ed una città piena di parole e parolai. Abbiamo creduto che bastasse dire qualcosa per farsi credere, ancora peggio consolarci credendoci, solamente ascoltandola.
Ci siamo creati alibi di parole senza anima, nei luoghi e nelle persone che abbiamo frequentato solo per mantenere l’idea che fossimo impegnati “ad esserci” e “a dire la nostra”. Ma poi, per muoverci troppo spesso abbiamo rinviato “ a domani”, non ora, ma dopo. Dicendo troppo spesso “questo è il mio tempo”, mentre si sa, l’anima sente perché ha le gambe senza metronomo, senza capire nulla del tempo, che scorre a prescindere.

Ma il tempo non è nostro, perché il futuro va costruito a partire da noi per tutti.
Un delirio di onnipotenza sull’aleatorietà delle parole dette, delle promesse mai mantenute, dell’oggi che nega il domani, della comunicazione senza (in)formazione, del cuore senza battiti, dei passi senza direzione, delle responsabilità senza assunzioni, ci ha troppe volte visti umanoidi nella prepotenza del “tempo è mio e lo vivo come dico io”…come se fossimo monadi senza luoghi, senza vicini, senza futuro da vedere e costruire. Singoli di una collettività senza prossimità.

Ma il tempo non è nostro, perché il futuro va visto nella condivisione dell’altro nei luoghi che attraversiamo.
E’ così il nostro paese, ci tiene impegnati nel festival delle parole consumate da parolai senza animo e direzione. Dice bene Furio Colombo, “l’Italia è un vagone attaccato a nessuna locomotiva”, si agita per tenerci impegnati in discussioni che non costruiscono futuro, ma sa che così non siamo distratti da ciò che servirebbe davvero.
E’ cosi la nostra regione del Sud, le nostre città del sud, perdono del loro mediterraneo, il clima lento che cambia resistendo alle stagioni, mostrando  solo la presunzione di un tempo rubato dai turnanti e guardoni che guardano l’orizzonte, che parlano di futuro ma che… per loro, non v’è traccia l’abbiano mai costruito, fuori da quel tempo di tutti che usano come fossero “il proprio”.

Ma il tempo non è nostro, perché il futuro va costruito migliore per chi lo dovrà mantenere davvero migliore.
Le parole senza seguito sono come le invenzioni senza innovazione. Sono belle idee, replicate, copiate o sognate ma non hanno la responsabilità di “essere” davvero. Non hanno lo sguardo lungo, non rendono i luoghi e le comunità migliori. Non migliorano le persone, si nutrono di inganni e vivono senza ossigeno un tempo che renderà asfittico ogni futuro. E così nel 2014 segni di resistenza alle parole vuote, hanno mostrato il loro governo parallelo di azioni e reazioni. Intense, differenti e per questo coraggiose, come non è tutto il resto. Abbiamo la forza di un sogno ed una visione, perché il 2014 non è stato un tempo nostro. Troppo spesso lo abbiamo visto usato da altri, a torto o a ragione e storditi da parole vuote, abbiamo dovuto faticare il doppio per cancellarne i rumori.

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Abbiamo bisogno dei nostri luoghi, delle persone davvero “vere”, ognuno di noi, del coraggio che non ha padroni in persone e storie già consumate, della voglia di starci vicini promettendoci parole piene di dimostrazioni capaci, della durata che va oltre il nostro desiderio fuggente e capriccioso.

Abbiamo bisogno di capire, che il tempo non è il nostro e serve a costruire un futuro per tutti, così. Nella vita, nel lavoro, nella politica, nell’economia, nello sviluppo, nelle città, nei quartieri, tra la gente, trai giovani, le donne, gli anziani, nelle famiglie che ognuno fa e con chi ci crede davvero.

Per il nostro futuro, per il nostro sentire, per il nostro esserci, per le nostre emozioni, per il nostro amare e condividere. Che la società dei rifiuti, non renda spazzatura le nostre parole, prive di intenzioni, nella loro pronuncia. Offese dai limiti della nostra incoerenza ed incapacità di guardare anche con gli occhi degli altri, oltre.

Questo il mio augurio, la mia speranza, la mia voglia di parole sillabate da azioni e ancor di più da tumulti di passioni certe.

*** costruirefattiBuon 2015, Felice Anno davvero “nuovo”. Che lo sia.

consuelo nava

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