Dal fango alle periferie. C’e’ un mondo nuovo e “loro” ci trattano come deficienti.

Dossier di A.Rossi

Dossier di A.Rossi

Queste ore per il paese Italia sono significative, tragiche ed a tratti anche tragicomiche. Certo stimolanti per riflessioni sulla contemporaneità di un tempo di grande crisi umana e civile, ma devastanti per la miopia della politica degli schizofrenici.

Sono anni che si parla di cambiamenti climatici e fragilità del territorio e sono 30 anni che si continuano a fare condoni e le città non hanno piani di sicurezza ne’ pianificazioni che riescano a recuperare i danni iniziati con la speculazione edilizia, l’affarismo, la politica colpevole ed i cittadini irresponsabili. Sono anni che l’Europa ha emesso il decreto sul consumo di suolo ed il governo non riesce a fare leggi nazionali efficaci da rendere decreti per le regioni e gli enti locali. Sono anni che il territorio viene finanziato per le emergenze e non per la prevenzione e la progettazione. Sono anni che i comuni campano di fondi speciali e mai di fondi veramente strutturali, di vie preferenziali con l’assessore amico di turno e mai per normali procedure amministrative, lungimiranti e necessarie.Siamo il paese con più catastrofi in Europa, oltre duemila morti in 50 anni, ed in queste ore anche i cimiteri con le ossa dei morti finiscono sotto il fango.
Intanto le periferie romane insorgono contro gli immigrati. Anche quelle sono state costruite come dormitori senza servizi negli anni della speculazione e dopo, luoghi resi marginali per rendere emarginati i cittadini che vi abitano, ma anche serbatoi di consensi elettorali, dove c’e sempre un bisogno da soddisfare e mantenere vivo. Arrivano “gli scappati” da guerre, padroni, carestie e storie di soprusi e sfruttamenti operati anche dal nostro paese nella storia e tutt’oggi mentre l’Italia continua a farsela con banchieri, pietrolieri ed affaristi, scoppia “la guerra dei poveri senza frontiere”.
C’è un mondo nuovo, che ancora il nostro paese, rifiuta di comprendere e capire per cambiare. Il sud, le nostre regioni, le città sono i luoghi dove si consumano fatti e misfatti della resistenza al cambiamento. Quello che nn ti argina le alluvioni, non ti risolve la coesione nelle periferie, che non ti raccoglie la spazzatura per le strade perché incapace di attivarsi con un Twitter.
Ma quel cambiamento che ci sta travolgendo con il fango sulle case e gli incendi contro gli immigrati, e’ una natura che provoca la schizofrenia di una politica che fa lo scaricabarile, mentre governa con chi ha inventato condoni e periferie degli emarginati, mentre amministra con il potere dei partiti e degli inventati e non dei competenti, mentre dice alla gente che “va tutto bene, perché l’Italia e’ bella” e fa le riforme perché il territorio continui ad essere trivellato, consumato e costruito.
Il ritardo della nostra regione ha consentito che il piano casa non fosse attuato, così che si possa dire che certi ritardi possono servire. Le regioni in territori come la Calabria, con le Calabrie, non potranno mai amministrare i territori comunque, sono molto più efficaci le provincie, quelle che si stanno abolendo. Prova che spesso il governo delle amministrazioni non corrisponde con quello naturale dei territori (terre e non confini).

Dice cose “senza Sud” (d’europa, d’Italia e del mondo) il premier Renzi e le dice dal Summit dei 20, mentre a me verrebbe da chiedergli se conosce che mestiere fanno quelli con cui governa, quelli che della sua parte amministrano ed anche quelli che pagano le cene di 1000 euro per finanziare il suo partito. Se sono capaci di fermare il fango e le guerre in periferia o vi contribuiscono. Che le trivelle cercano il petrolio, che il petrolio si trasforma in cemento, che il cemento costruisce le periferie e consuma il suolo e che spesso per quel petrolio esistono schiavi e profughi dalle loro terre. E’ la filiera degli accordi ma non dello sviluppo sostenibile che non serve.

C’è un mondo nuovo, che va affidato a chi spero sappia che le risorse sono finite ed i territori e le comunità (s)finite e che gli uomini sono tutti uguali per appartenenza e non per provenienza e destini; che il paese soffre di decenni di soprusi, poteri ed arroganze, che la natura si ribella.
E che noi, non abbiamo perso la memoria, osserviamo le schizofrenie e le incoerenze, assistiamo ancora alla politica inutile ed a certi modi da “pubblicità progresso”, ma che non siamo tutti “deficienti”.

Cn, 17 nov.2014. In viaggio da Sud a Nord.

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