La Democrazia “aggiustata” da non apprendere da questa “politica senza società”. In scena in questi giorni in Europa, in Italia, in Calabria, a Reggio Calabria.

“C’è una differenza profonda tra le democrazia cosi come la intendevano gli antichi e la democrazia dei moderni. Tra le due il principio di legittimità è lo stesso, ma tutto il resto è diverso. La prima è un esercizio in proprio e in questo senso “diretto” del potere, mentre la seconda è un sistema di “controllo” e di limitazione del potere. La prima non prevede rappresentanza, mentre la seconda è fondata sulla trasmissione rappresentativa del potere” (lez.11 di G. Sartori)

SonTiffanyHarriso i numeri e gli avvenimenti ad essi legati che questi giorni scattano la fotografia di questo nostro tempo di crisi “di sistema”…e che sistema!
In fondo si tratta di risultati connessi ad una dimensione del potere in cui la sua trasmissione rappresentativa consente sempre di più che solo una piccola, selezionata porzione di società possa godere di quel potere e si renda protagonista di quella rappresentanza. E’ il limite e la ragione stessa del crollo o del trionfo del sistema quando avviene. I dirigenti, gli amministratori, i politici, i leaders, i partiti da una parte ed il popolo media-diretto dall’altro, come sempre spettatore di successi ed insuccessi. E’ il potere di una democrazia da sondaggio che vive separata dalla società. Prima i numeri collegati agli arresti quotidiani per la nuova tangentopoli, contemporanei alle percentuali di successo di nuovi leaderismi di successo o insuccesso, indipendenti dalla società dipendenti dall’esercizio della delega, sempre.
Dopo, finalmente arrivano i numeri collegati alla società quelli che leggono la crisi del potere e della democrazia insieme, quelli riferibili al deficit della giustizia sociale, come per es. il 14% quasi dei disoccupati italiani, il 18% che non spera nemmeno più di trovarlo il lavoro, il 46% dei giovani inoccupati. A questi numeri degli sconfitti, questo potere di cui sopra difficilmente può dare risposte, continuando ad organizzarsi con una democrazia “aggiustata” a modo proprio, delle “cose proprie di gestione di quel potere”.

Si è votato in Europa. La democrazia “aggiustata” ha fatto in modo che in Italia, il grande risultato per il PD valesse mediaticamente anche politicamente per il nostro paese e per le nostre regioni e città, dimenticandosi che intanto nel paese accadeva altro. Il suo valore migliore però rimane in Europa se ci salva dalla deriva delle destre e della BCE. Nell’analisi del voto ci si è dimenticati che la crisi di democrazia si legge nell’astensionismo (alto) e che se non ci fossero state le elezioni amministrative in molti comuni, anche in quelli la partecipazione non sarebbe andata oltre il 35%. Il post-elezioni, ha esercitato il suo potere per separare ancora i cittadini dal valore politico dell’azione connessa ad un contesto preciso. In Italia chi vota, vota sempre per qualcos’altro e chi non vota, uguale. Il M5S, che fornisce le regole a tutti nei momenti pre-elettorali, dopo le disattende per se stesso. La lista Tsipras, che alternativa voleva essere pur assorbendo fin dalla fase elettorale l’elettorale del PD, ora per mandare i suoi rappresentanti in Europa, dividendosi, sorteggia per poi unirsi al PD ancora. Gli elettori sono stati un passaggio. Il cdx si polverizza, non si capiscono le differenze fuori dai nomi.

In Italia, intanto, il partito di maggioranza diventa il PD, trionfante del risultato europeo, con un leader quasi indiscusso ormai, capace di aggiustare la sua democrazia ogni qualvolta deve rispondere alla crisi economica insieme ed alla crisi etica, facendo finta che nel paese non siano legate dallo stesso tema: la corruzione e la sua classe dirigente. Dichiara che per far ripartire l’economia occorre far ripartire le grandi opere (!?), nel frattempo degli appalti truccati, degli amministratori corrotti, di un’economia persa per truffa ed incapacità, ne fa una questione morale quando in tv, attraverso i suoi dirigenti, ne deve prendere le distanze, anche quando lì dentro ci sono filiere di posti di lavoro scambiati, elezioni vinte, mazzette, collusioni, finanziamenti ai partiti. Il potere non serve mai a dire ai cittadini che l’idea di un paese che riparte sulle grandi opere, oggi, è una precisa idea di paese e di questo non si interpella mai la società vera, quella che le subisce. L’Italia crolla con il suo territorio e le sue case fatte male, vive di infrastrutture che durano il potere delle cosche e degli appalti e noi rimettiamo i soldi da anni nelle società del Mose, del Ponte sullo Stretto, della Tav, dell’Expo…E’ un potere del cemento che finisce dietro le sbarre e mortifica i territori che necessitano di piani di salvaguardia e di addetti (lavoro) per attuarli e di una economia reale, fatta di meno amministratori delegati e di più operai e professionisti. Noi, Italia in crisi, con i grandi p-appalti…auspichiamo l’economia dei pochi e delle sbarre.

Alla Regione Calabria, in questi giorni va di scena il potere “del rantolo della morte”, coinvolge tutti, maggioranza e minoranza e tira dai piedi i calabresi e le calabresi. La razzia del potere spinge verso l’approvazione di un bilancio che per nutrire le battaglie personali “del partito dei consiglieri”(li chiama bene A.Varano nel suo editoriale), si garantisce le somme in alcuni settori e se ne frega dell’urgenza di assistere il welfare ed il terzo settore, vara una nuova legge elettorale spartitoria fin dall’inizio e che non ha nemmeno chiesto scusa agli anni di imbrogli su anticostituzionali numeri di eletti, fa finta di valutare la doppia preferenza di genere e la trascina via nell’iniquo gioco delle proposte, delle bocciature etc come se non si trattasse di rispettare un diritto civile, costituzionale e sociale, nella Calabria delle donne e dei loro figli e genitori. E’ gravissimo quanto accaduto e tutto rotola verso l’ignobile e l’emarginazione, tutto si colora ancora una volta di una guerra fredda tra bande e nessuno di loro fa la differenza, (già si dividono dentro i loro partiti, già si moltiplicano nelle candidature a governatore, trasferendo sulle primarie l’incapacità di discutere e confrontarsi sui programmi), ognuno parla ad una società che si sceglie, portandosela dietro nelle proprie iniziative, nei propri posizionamenti e spesso nei propri affari. Ma gli affari da farsi oggi subiscono la crisi di sistema, il crollo del potere, le economie scarse ed allora ognuno raschia il fondo. Quel fondo che servirebbe a mettere i piedi per terra per la società vera, non selezionata da loro stessi interessi sempre uguali.

A Reggio Calabria, sono trascorsi mesi di democrazia “aggiustata” nel governo della città. L’azione commissariale ha dovuto lavorare più con la prefettura che con la cittadinanza. Come un’eterna spada di damocle abbiamo atteso il governo di ogni giorno, parimenti agli arresti. In città la cittadinanza non ha potuto mai apprendere la lezione della democrazia, in stati di normale amministrazione e nemmeno di straordinaria commissione. Anche qui il potere di chi ha governato e di chi non ha governato ha separato la città dai cittadini, producendo una città difficile da vivere, oltre l’interesse personale. Adesso sembrano lontane le voci del cdx che inveivano contro quei cittadini che si fidavano delle parole dei comunisti e degli amici dei comunisti, perché il loro leader è stato per prima dai suoi tradito e dimenticato nella sfida elettorale della vita, perché il suo crollo del potere ha fatto crollare il sistema, quel sistema senza modello.
Il csx, ha annunciato da mesi con la sua dirigenza, “le primarie di città” per l’individuazione del candidato a sindaco. Ma le primarie di città è evidente non si sono tenute. Le primarie di città si fanno non con il sistema delle vecchie interpartitiche, ma con una vera campagna civile di coinvolgimento della cittadinanza (e non della società selezionata…) in iniziative pubbliche che durano mesi, per produrre un programma su cui anche la signora Maria di Arghillà può proporsi. Invece ci saranno le primarie del csx, quelle, dove però il PD può trasferire la sua incapacità di individuare un singolo candidato su un progetto da proporre e gli altri si possono aggiungere per giocarsi il potere del posizionamento raggiunto in fase successiva, tutti possono dire che si fa per la democrazia, sapendo che non è vero, però a cominciare da loro. Il tempo è passato, si tornerà a votare un candidato con lo stesso sistema di sempre nell’organizzazione del viaggio poco scelto e molto accompagnato verso i seggi. Sarebbe stato bello avere le vere primarie di città, con la città, occorreva partire a metterle in campo tanti mesi fa, almeno dopo il prolungamento del commissariamento. Ci sarà altro, invece.

Quindi. Questa di questi giorni, dall’Europa a Reggio, è una lezione inversa ed ancora monca dei passaggi fondamentali e dell’esempio dell’esperienza, dalla determinazione di affermare che un popolo educato ad un nuovo modello di società,per un sistema che deve ripartire, ha la necessità di non avere cittadini ibridi per democrazie ibride, ma cittadini e città differenti.Che la democrazia così è solo aggiustata nei contesti adulti e consumati dove il potere mette a rischio la vita legale delle sue comunità e lo sviluppo del paese e delle nostre regioni, chiedendo di abdicare all’elezione di uomini scelti, di intere caste e stirpi familiari distribuite nelle istituzioni, quale classe dirigente che ha gestito da anni il nostro territorio, il nostro futuro, cercando leaderismi e voti nella stessa maniera, senza società. O meglio in quella società selezionata che se ha la presenza di donne e giovani, è solo perché questi sono stati selezionati a loro volta da quegli uomini di quel potere o solo perché le stesse e gli stessi vantano diritti compensatori o di eredità di vario tipo. In questa democrazia aggiustata è impossibile apprendere qualsiasi forma di cittadinanza e città, è la responsabilità ed il leaderismo catastrofico e sordo di una politica senza società. Occorre puntare ad una differente democrazia, ideale e reale, “faccia a faccia” con titolarità ed esercizio non di singoli ma di comunità e di altre pratiche in mezzo alla gente, tutta.

Foto: dipinto di Tiffany Harris

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