L’emergenza delle “case popolari” a Reggio Calabria: senza strategie innovative, rimangono solo questioni da ordine pubblico e servizi video pornografici.

video di D.Emo, durata 5:56 >
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testo _ riflessione >>> (dalla rassegna stampa di giorno 29.05.2014)

La notizia dell’attivazione della task force per l’emergenza delle case popolari, voluta da Palazzo S.Giorgio, dalla Prefettura e dall’Aterp risponde certamente prima di tutto alla grave condizione in cui versano da anni edifici e quartieri delle periferie, ma anche dei margini del centro storico, dove la lettura delle gravi condizioni esistenti denuncia povertà, passa da condizioni di miseria e di degrado e pericolo igienico e sanitario, oltre che di sicurezza. Ma certifica soprattutto incapacità e assenza di programmazione e strategia per la gestione del patrimonio pubblico residenziale, ancora di più di alcuna visione passata, contemporanea dei processi di rigenerazione urbana e di qualità edilizia possibili, investendo ed utilizzando le economie e le strategie da anni in campo nelle politiche europee e direttamente perseguibili per agevolare interventi di riqualificazione, sostituzione edilizia, nuove abitazioni secondo una nuova visione di città e di integrazione sociale, capace di non rincorrere piani di emergenza e di manutenzione straordinaria, ma producendo abitabilità e qualità della vita per tutti, escluso nessuno.
I cittadini a Reggio non sono stati nemmeno abituati a capire che le parole “case popolari” non esistono più da decenni nella terminologia utile ad individuare settori di interesse per interventi finanziabili e che di “popolare”ci può essere solo il sentimento di volersi innovare e risolvere i problemi con gli strumenti a disposizione. Che le strutture e gli enti a cui affidare il governo e la gestione dei beni pubblici non possono più avere lo stesso tipo di organizzazione e di mandato. In Europa le Aterp non esistono piu cosi’ organizzate ed il federalismo solidale organizza nuove responsabilità tra enti e strutture di territorio e di comunità locale. Che la responsabilità, la gestione e le economie dei beni pubblici non può interessarci da parte attiva vincente, quando diviene una questione da ordine pubblico e da task force.
Senza innovazione e competenze e veri progetti, la questione del “diritto alla casa” ed alla qualità della vita in città diventano solo problemi di ordine pubblico e servizio-video di denuncia come quello per Arghilla’, il cui racconto diventa vera e propria pornografia urbana, umana e civile.
Nel video spiego le ragioni e le questioni.

consuelo nava

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