Realizzare una pista ciclabile è assai più complicato che fare un’autostrada. L’insostenibile progetto con gli “oompa loompa” di Reggio Calabria.

Mi piace pedalare e l’ho fatto in quasi tutte le città italiane ed estere dove ho abitato per più di una settimana. Ho imparato così come si progetta una pista ciclabile, perché io potessi comprendere ciò che sempre avevo letto sui manuali e dalle esperienze consultate. Ho compreso che realizzare una pista ciclabile è assai più complicato che fare un’autostrada e quando questo interessa un progetto di mobilità integrata, perché attraversa paesaggi urbani ancora di più. Ho imparato pedalando che avere una corsia preferenziale dove pedalare significa educarti anche ad un’osservazione attenta di ciò che attraversi, cosa incontri, cosa hai da guardare e da osservare e non solo in termini di sicurezza.

 A Reggio Calabria, ho percorso la pista ciclabile realizzata, con la mia citybike. Forse dovrei dire ho percorso le piste ciclabili realizzate…Si, perché a Reggio Calabria la pista avrebbe dovuto avere il progetto di più piste e non un circuito della stessa pista.

La pista ciclabile che corre lungo la via marina, è un altro modo di andare ed un altro modo di guardare verso mare. E’ anche un modo di  farlo insieme a chi passeggia, a chi gioca, a chi prende il sole, a chi legge,a chi si ferma, a chi incontra. La pista ciclabile in via marina, poteva avere rispetto della pavimentazione in pietra e segnalare il suo passaggio con cartelli su pali; poteva non sostituirsi nel suo tratto del circolo velico al marciapiede ancora necessario, ma recuperare sulla strada un tratto percorribile che non fosse “a chi passa ed a chi si ferma””, poteva fare certamente a meno di asfalti colorati così insistenti e dissuasori così inutili ed impattanti, poteva evitare di dipingere tombini e marciapiedi. L’asfalto ricopre tutto, è poco permeabile, tranne per le piante che già lo bucano dal sottofondo probabilmente ancora nutrito. In primavera dovremo occuparci della pista come di un’aiuola, forse. Vi sono tratti in cui il percorso è possibile a senso unico. I suoi cordoli biker in gomma, sebbene riciclata, in quantità sono una montagna (pare che circa 6000 elementi siano previsti , cfr http://www.strettoweb.com/2013/07/a-reggio-il-primato-ecologico-italiano-con-la-nuova-pista-ciclabile-voluta-da-demi-arena-foto/80297 ) ed i tartufi di cls (ve ne sono tantissimi) sono così impattanti sullo sviluppo della pista e così “non necessari” che di fatto sono un ostacolo fisico ma anche visivo. Ve ne sono ancora molti in attesa, ciò mi preoccupa.

 La pista ciclabile, oltre il viadotto – stagno del Calopinace, percorre tratti viari importanti, come quello che conduce direttamente al viale Calabria. Gli elementi della pista continuano ad essere gli stessi, biker, tartufi, asfalti, come se niente e nessun paesaggio fosse cambiato…come se si trattasse di continuare dritto per dritto come in un’autostrada…E poi un controviale che riduce la sua sezione stradale per accogliere la stessa pista accanto ad aree parcheggio e marciapiedi inesistenti. Qui più che in via marina il progetto di mobilità integrata doveva trovare le sue migliori risorse e poteva cogliere l’occasione di impegnare le sue cifre in passaggi sicuri, in aree pedonali e semipedonali, in carrabilità controllata, in semafori messi al posto giusto, in arredo urbano compatibile…eh si..

 Perché se c’era un’occasione da cogliere era quella che portava il nome del finanziamento e la cifra (!)per la pista ciclabile : PISU. Piani Integrati di Sviluppo Urbano. http://www.pisureggiocalabria.it/index.php/i-progetti/ambiente-sostenibilita-assetto-urbano-mobilita/94-realizzazione-di-un-circuito-di-piste-ciclabili

 Per realizzare un circuito di piste ciclabili non puoi essere indifferente ai luoghi, alla realtà del già esistente, all’uso ed al funzionamento delle strutture urbane che attraversi, ai modelli funzionali che insistono in quegli spazi, ai pedoni, agli automobilisti, ai ciclisti, ai motociclisti, ai disabili…E poi devi approfittarne dell’esperienza altrui, di quello già fatto o visto o se per caso hai mai pedalato…. In molte città le piste ciclabili sono costate assai meno ed hanno speso molto di più in innovazione e sostenibilità, si sono praticate scelte condivise ed attente, le opere non hanno costituito un nuovo carico ambientale per la città ed i paesaggi.

Nessuna invasione di vie della gomma, degli asfalti e “degli oompa loompa (tartufi in cls)”, così li ha rinominati Matteo, mio nipote, quando li ha visti nella loro rimpatriata nell’area del tempietto e che spuntavano da una assai più sostenibile vegetazione spontanea. Poi quegli “oompa lompa” buoni per tutto,foto-6foto3fotoco2foto2fotofotonboCOfotosopralidofotoco1 che separano la pista circolare da quella piazza sullo stretto, lì dove la fiumara della cartiera arriva a mare, lì dove il Calopinace ritrova la vista..(dal greco καλός πινακε – calòs pinàke – bella vista) è lì che ancora una volta la città ha perso la sua occasione…ma non si dica che è a causa della sua mobilità sostenibile.

Al lido comunale per esempio c’è un pa(e)(s)saggio ciclabile sopra e sotto le cabine assai più sostenibile…speriamo non lo demoliscano!

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