Dalle (5) stelle alle stalle. Il populismo della politica (o)scena tra “un Vaffa e le tenebre”.

Populismo
Il populismo è intrinsecamente mistificatorio:
il suo gesto basilare consiste nel rifiuto di confrontarsi con la complessità della situazione,
nel ridurla a una lotta chiara contro una figura di nemico pseudo-concreta,
dalla “burocrazia di Bruxelles” fino agli immigrati illegali.
Il “populismo” è, quindi, per definizione un fenomeno negativo,
fondato su un rifiuto, anzi su un’implicita ammissione di impotenza.
Tutti conosciamo la vecchia storiella sul tipo che, sotto un lampione acceso,
cerca la chiave che ha perso. E quando gli si chiede dove l’abbia perduta, ammette che l’ha persa in un angolo buio più in là; ma allora perchè la sta cercando là, sotto il lampione? Perché qui c’è una visibilità migliore…C’è sempre un imbroglio di questo tipo nel populismo”.
(Slavoj Zizek)

Era il 1944, il dopoguerra, grande periodo di crisi, quando il commediografo e giornalista Guglielmo Giannini fonda a Roma “Il Fronte dell’Uomo qualunque”, un giornale che si trasformò in un movimento che dava voce all’uomo della strada contro la democrazia colpita dai partiti ma ancora di più contro un sentimento di depressione collettiva, che sfociava nel populismo e nell’antipolitica e nella crisi della sua rappresentanza.
Giannini utilizzava il giornale, il mezzo di comunicazione per eccellenza per gridare allo scandalo e iniziò con quel suo slogan contro i partiti: “non ci rompete più le scatole”; il suo movimento si posizionava a destra ed allora tra i contadini del Sud ebbe un discreto successo; non ebbe una lunga vita il movimento…ben più lunga storia la ebbe la parola “qualunquismo” per indicare il nulla dietro una rivoluzione che si nutre di una politica in crisi che insegue la protesta.

A distanza di decenni, gli Italiani, stufi a ragione da politici inconcludenti e assai deboli, da una crisi dei partiti già nella storia, ammaliati da un nuovo “qualunquismo” e dal nuovo mezzo di comunicazione, “il web”, sfogano la loro voglia di democrazia e partecipazione dietro lo schermo, affidandogli una rappresentanza da grandi numeri per un click, da piccolissimi numeri per un’elezione di chicchessia. Così si partecipa alle scelte fondamentali per il paese, così si scelgono i rappresentanti per le istituzioni, così si discute di etica e politica, così si indirizzano le riunioni, i confronti e gli interventi. Tutto avviene “democraticamente”, nello stesso modo con cui senza filtri si insultano i colleghi deputati dentro gli spazi della Camera e del Senato , delle commissioni di riforma, davanti alle televisioni (quando si decide che si può..), dietro un twitter o una pagina di blog, da un palco o in mezzo alla via, al gazebo. Tutto liberamente, dal basso e così in basso che quando gli Italiani sorridenti e stufi della politica distante, partecipavano al “vaffanculo day”, mai pensarono che era il buongiorno di una mattina che poteva portare anche alle tenebre.

Era la contestazione radicale “bellezza”, quella che ribaltava i potenti e ne metteva a capo altri, che ammetteva il turpiloquio solo perchè era di un ex barzellettiere (Grillo) …”perché è il suo stile”…, ma che lo riammette oggi da un deputato di bell’aspetto (Di Battista) che le stesse parole le sa dire con calma, guardando fisso una telecamera ed indicando con l’indice agli Italiani l’inganno, ripetendo in maniera forsennata (esagitata?) dove sta la verità assoluta, ciò che si sceglie di non dire con gli strumenti della democrazia istituzionale, perché l’obiettivo è creare tensione nelle procedure della rappresentanza, per dire che quella che non passa da se stessi è delitto.
Mentre tutto questo avviene gli elettori ed i deputati-cittadini (?), anche quelli educati, rischiano di trovarsi in mezzo, ancora immersi nel disagio che li ha fatti protagonisti del dissenso urlato.
Ma questa volta, il rischio è che “tutti insieme” si trovano a bruciare libri, ad insultare le donne della politica con parole di sessismo e di volgarità, a riempire il blog con post da depravati ed invasati, ad attivare atti persecutori nei confronti di colleghi politici e di garanti delle istituzioni. Tutto questo senza mai nemmeno abbassare la guardia del sospetto continuo, della critica agli intellettuali, del rifiuto della rappresentanza.
Tutto questo, abbracciando così il fascino della politica (o)scena, per aver riso come davanti ad uno show ad un “vaffanculo day”, credendo che così finalmente si tornava a fare la politica utile per tutti.
Altro che la Lega ed il cibarsi di mortadella in aula…a confronto erano scene da “illuminismo di terza repubblica”, qui invece, dice bene C.Augias (intellettuale al rogo..), sono calate “le tenebre”…e solamente per la soddisfazione di mandare “a vaffanculo” chi davvero se lo merita.

Consiglio la lettura di:
“Le nuove tenebre, di Corrado Augias”

http://www.repubblica.it/politica/2014/02/02/news/nuove_tenebre-77503737/?ref=HREC1-1

il video:https://www.youtube.com/watch?v=PPu5WMrYv3I&feature=share

 

 

ph da web: copertina del giornale di Giannini.

ph da web: copertina del giornale di Giannini.

Comments: 1

  1. “Il sonno della ragione genera mostri”. Goya ha affidato questo pensiero a un’acquaforte, in un periodo di grandi illuminazioni culturali, ma anche di brutali oscurità.
    Corsi e ricorsi storici, scriveva qualcuno a cui sono particolarmente affezionata.
    Ci siamo in pieno, nel sonno della ragione. Il populismo semplifica dinamiche complesse fino a ridurle a banalità comprensibili alle menti meno allenate al pensiero. E in questa semplificazione estrema si perdono pezzi di realtà, si trascurano dettagli importanti, si rappresenta il mondo in modo manicheo:
    Non mi piace quello che dice un autore in un libro (che mi guardo bene dal leggere!)? Brucio il libro. Risolvo così, io troll vaffanculista, il problema della diversità di opinioni tra me (o meglio: tra il mio capo) e il resto del mondo.
    Non sarà facile uscire da questa fase oscura: è troppo comodo esprimere opinioni o agire guidati da una politichetta semplificata. E’ comodo perchè non implica nessuno sforzo di studio, di approfondimento, di messa in opera del pensiero critico.
    L’antidoto c’è: studiare, approfondire, agire usando la testa e il cuore. Il pensiero di pancia lasciamolo alle situazioni in cui veramente serve: ai pranzi e alle cene. Tutto il resto del tempo usiamolo per testimoniare che il pensiero complesso e differente è una risorsa che ci può salvare dall’oscurità.

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