La lezione di Olivetti mai seguita. In Italia ai lavoratori ed alle lavoratrici: “o la borsa o la vita?”

“La nostra Comunità dovrà essere concreta, visibile, tangibile, una Comunità né troppo grande né troppo piccola, territorialmente definita, dotata di vasti poteri, che dia a tutte le attività quell’indispensabile coordinamento, quell’efficienza, quel rispetto della personalità umana, della cultura e dell’arte che la civiltà dell’uomo ha realizzato nei suoi luoghi migliori. Una comunità troppo piccola è incapace di permettere uno sviluppo sufficiente dell’uomo e della comunità stessa; all’opposto, le grandi metropoli nelle forme concrete e monopolistiche atomizzano l’uomo e lo depersonalizzano: fra le due si trova l’optimum” (A.Olivetti)

La lezione di Olivetti? Mai seguita. In Italia i lavoratori sono stati “sedotti ed abbandonati”, costretti alla regola del baratto decisa dai padroni ricconi e furbastri.
Era successo a Taranto già con Italsider di dover svendere la salute e la vita per il lavoro. Ora succede a Porcia con Elettrolux di dover svendere il lavoro per la vita e la salute.

La legge sul cuneo fiscale ed il costo del lavoro tarda ad arrivare, sempre più i sindacati si impegnano a partecipare alle regole del baratto vita-lavoro, rincorrono parimenti emergenze e politica (dovrebbero scegliere prima o poi…) , sarà anche perché non hanno alcun interesse a curare la gestione del conflitto, visto che se il conflitto non fosse sempre alto non esisterebbero certi tipi di sindacati.

La lotta alla sopravvivenza porta i lavoratori dell’Elettrolux a sentirsi offesi e trattati come “polacchi” (quando la nazionalità diventa una razza maledetta). Era successo già a Taranto la polvere delle acciaierie era diventata borotalco per le famiglie e per la politica, che ha gestito per anni piani industriali inquinanti, si moriva quindi per il troppo fumo da sigarette e non per l’illegalità dei suoi imprenditori. Si trovava il tempo pure per farsi quattro risate. Adesso l’amministratore di Elettrolux dice che la colpa sono le lavatrici che sul mercato costano euro 199,00, se ne deduce che la competitività del mercato globale si discute quindi tra gli stand dei centri commerciali. Tutti fatti catastrofici che arrivano sulle teste di imprenditori senza che loro possano guidare un piano industriale strategico.
Un tempo la differenza tra fabbrica ed industria era la dimensione, il tempo con cui si lavorava (la fabbrica oggi per oggi, l’industria oggi per domani) ed il prodotto; invece oggi sembra che il globale sia diventato locale per le disgrazie di mercato e torni ad essere globale per lo sfruttamento dei lavoratori, si lavora dove tutto costa meno.

Nel frattempo che i furboni, (quelli che nel mondo globale ci navigano), come Melchionne, prendono la FIAT (si, quella che doveva essere per antonomasia l’industria di stato, tanto ha chiamato a sé generazioni di emigranti, tanto ha fatto Torino, tanto è stata mantenuta dagli Italiani) e scappano nei paradisi fiscali, oltre che nei paradisi della manodopera a basso costo, le mamme catanesi minacciano di interrompere le gravidanze.
“Alcuni nostri colleghi, che da poche settimane hanno ricevuto la grazia di aspettare un figlio, per sconforto e disperazione pensano di ricorrere all’interruzione di gravidanza perché non potranno garantirgli un futuro dignitoso”. La denuncia choc dei lavoratori della Micron di Catania arriva direttamente a papa Francesco. È con una lettera al Pontefice che la Fim Cisl rilancia l’allarme sui 419 esuberi annunciati dalla multinazionale americana che opera nel settore della microelettronica, di cui 128 nel solo sito etneo.”(sito Repubblica)

Ma al Sud viviamo ancora peggio, l’industrializzazione non è mai partita, sono arrivati solo gli scarti dell’industrializzazione degli altri. Qui da noi in Calabria per esempio, il sogno industriale baratta ancora la salute con il lavoro (il carbone e le carbonerìe di Saline e Rossano), nasconde il veleno sotto e sopra i mari (Crotone e Gioia Tauro) per scambi di diritti che la politica svende, sommerge le città di rifiuti. Qui noi non possiamo essere nemmeno “polacchi”, siamo unicamente “calabresi” in mano all’unica impresa che rende e mantiene il PIL competitivo, l’industria della ‘ndrangheta e del voto di scambio; abbiamo perso le nostre fabbriche ed il nostro territorio locale, mortifichiamo la voglia di innovazione. Per questo e solo per questo rischiamo di diventare una regione senza città e senza cittadini.

E’ indubbio che la lezione di Olivetti di “Comunità” è stata dimenticata, quella “democrazia compensata” (Olivetti aveva visto 40 anni prima la crisi dei partiti), tra società, innovazione, lavoro, impresa e città dei cittadini grida vendetta.
Tutto colpevolmente dimenticato, anche ieri mentre quelli là al Governo si imbavagliavano, si schiaffeggiavano, si insultavano e facevano finta di fare riforme essenziali ed urgenti per il paese.
Tutti accadeva nel parlamento dei malati di autismo sociopolitico, mentre mamme, papà, giovani, adulti “non nascevano” o semmai cominciavano a vivere già da “esodati”. E qui, al Sud, mai occupati. Siamo vittime della storia cattiva dell’Italia peggiore e dobbiamo ancora rimpiangere le lezioni mai apprese?

ph:copertina testo di F.Ferrarotti, ed.EDB, 2013

ph:copertina testo di F.Ferrarotti, ed.EDB, 2013

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