Salvini e Di Maio, due contro “la città” e soprattutto quelle del Sud.

La scelta di far superare scelte importanti come quelle del “decreto sicurezza” e della “manovra finanziaria” da iper-comunicazione manipolativa del pensiero, ha di fatto già in sé tutta la ragione di un approccio molto chiaro rispetto all’idea che si ha dell’esercizio dei poteri e della capacità critica altrui. (E di solito chi piega tutto al potere è privo dell’autorevolezza che gli verrebbe riconosciuta, se l’avesse, al netto dei selfie).

Aver trasformato un decreto in una discussione su “lo straniero si, lo straniero no” nei territori italiani e attraverso il Mediterraneo, aver trasferito che l’economia del paese sia connessa al recupero fondi per produrre “reddito” attraverso “le pensioni”… la dice lunga sull’idea che si ha degli italiani e della loro cultura media.

Far finire finanche la logica con cui si discute delle politiche europee di accoglienza intorno ad un numero esiguo di poveri cristiani che devono essere salvati sotto “Natale”, così come ridurre tutte le più importanti e inarrestabili questioni globali della politica civile ed economica del nostro paese ad opinioni da bar o da tifoserie… è la strategia per coltivare l’ignoranza di cui si ha bisogno, per sostenere scelte e atteggiamenti di “bassa portata e di alto populismo” ed allontanare il popolo italiano dalla riflessione dovuta dei tempi, dei modi, delle dinamiche in atto e di quelle future.

Nei paesi europei che non vivono di pratiche culturalmente recessive come il reddito di cittadinanza (così depresso), la quota 100, la fine delle agevolazioni per le imprese, il taglio ai finanziamenti per le periferie, il blocco della crescita delle p.a., etc., si sta lavorando da tempo per rendere “le città competitive”, riconoscendole quali motore del tessuto socio-economico di un paese e coscienti del dato che nel 2050 la popolazione mondiale vivrà in “nuove città”. Nessuna politica delle città è presente nella manovra economica di Di Maio e lo stesso quando parla di “nuovo boom economico”, sembra non conoscere la lezione delle dinamiche demografiche e sociali connesse ai temi delle città e dei territori urbanizzati nei loro cicli storici, oltre che lo stato recessivo che viene registrato in questi giorni per l’economia del nostro paese. Dell’economia della conoscenza, nuovo target di sviluppo, poi non se fa cenno. Se ne comprendono le ragioni se si accetta che si sia scelto per il futuro produttivo competitivo del paese “il reddito di cittadinanza” e non “il sostegno alla competitività attraverso la crescita delle competenze delle nuove generazioni.”

Al Sud Italia, nel Mezzogiorno per es., che ha perso l’occasione di vedere città fin dall’epoca moderna, i territori urbani e piccoli e medi dovrebbero guardare all’opportunità di costruire la “città vivibile” prima possibile, a fronte del fatto che nei paesi in crescita saranno 4 i modelli di città in cui si andrà a vivere, High-Tech City (città high-tech), Digital City (città digitale), Liveable City (città vivibile), Fortress City (città fortezza). In particolare i territori che non hanno la dimensione di città già da oggi dovrebbero rafforzare la loro capacità di connettersi a poli urbani di interesse per non scomparire. In Calabria,alcuni nostri paesi e centri urbani più o meno interni, più o meno costieri se non diventano il territorio periferico di “bellezza” dei centri urbani più grandi, saranno solo le periferie emarginate di loro stessi. Le comunità invecchieranno e ogni dimensione urbana imploderà in territori più o meno edificati anche troppo e male.

Di certo si sa che i paesi arabi, africani cresceranno quattro volte, soprattutto nella loro fascia demografica (22 – 35 anni), mentre il Sud Europa invecchia e l’Italia si troverà con una popolazione anziana da gestire con un -17% di popolazione fino al 2050, che fa fatica anche a sostenere la tassazione per i servizi pubblici locali e che non costituisce certo né il motore, né l’utenza di un tessuto produttivo in grado di trattenere alcun giovane (di qualsiasi nazionalità).

 

Se si consultano poi i trend degli stranieri che decideranno di essere “nuovi cittadini” italiani, si capisce che neanche su questo si avrà respiro, il Sud verrà penalizzato e il nord accoglierà tale nuova popolazione (cfr img). La decrescita anagrafica in Calabria si è avviata dal 2001 e le politiche del nuovo governo, di un federalismo fiscale “regionalizzato” (nessuna redistribuzione del reddito) e alcuna idea di rilancio del lavoro che rende “cittadini” e punta alla competitività dei territori, dimostra che il più grande limite di governanti e certi governati è “essere (consapevolmente o no) ignoranti sul tempo che stiamo vivendo”.

Le città, quindi, i territori si salveranno solo se comprenderanno che in questa necessità “ri-fondativa”, potranno sperare in una nuova cittadinanza di nuova popolazione, oltre a quella di nascita, quella di appartenenza. Nessuna economia si potrà rilanciare o sostenere con la popolazione nativa prevista per i prossimi anni e non occorre essere scienziati ed economisti.  Occorre essere capaci, responsabili e onesti.

Fanno bene i Sindaci, gli amministratori e i cittadini che si oppongono al decreto-sicurezza di Salvini e sono critici su certe misure del governo tutto. E non solo perché dimostrano di avere a cuore le politiche di cittadinanza e di sicurezza dell’ordine pubblico, dell’anagrafe abitanti, dei servizi locali,dello sviluppo produttivo ed economico nella valorizzazione delle risorse, ma di fatto dimostrano di non perdere di vista la lezione a cui ognuno di noi dovrebbe essere chiamato: “sapere come si difende il diritto di cittadinanza in una città, chiedendo il diritto di essere e produrre città”.

Ricordare come sono state fondate le città, da cittadini che arrivavano via mare e aprivano per renderli strategici i porti, le alture, i forti etc e soprattutto sapere che la città del futuro non “è il giardino di casa propria”, ma quel parco abitato da tutti coloro che ne possono avere cura e renderlo migliore. Senza nuovi cittadini, nativi o stranieri  – liberi, capaci e abili – non vi saranno né parchi né giardini.

Questo farà la differenza anche qui a Sud tra coloro,  cittadini, sindaci e nuovi cittadini che si oppongono alle ignoranze e coloro che si ritroveranno sudditi oggi e emarginati già domani, a causa di una periferia, a qualsiasi loro stessi appartengano, che non hanno saputo restituire ad alcuna “bellezza”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.