La ragazza-bambina di Melito e la pubblica piazza

> articolo pubblicato su zoomsud il 13 ottobre 2016 > http://www.zoomsud.it/index.php/politica/94219-l-analisi-la-ragazza-bambina-di-melito-e-la-pubblica-piazza#.V_90Kn6m61s.facebook

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(fonte web)

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E’ un’innocenza perduta quella che racconta Melito, la ragazza-bambina usata e abusata dai suoi aguzzini, una comunità in gran parte silente.

Un’innocenza perduta e confusa anche dagli interessi, dai frastuoni e dai modi di chi reagisce e di chi occupa posizioni pubbliche e ha bisogno di essere presente per non apparire connivente.

Fin dall’inizio, s’è avviato un frullatore tra scalpore della notizia, interpretazioni, scenari antropologici, educativi, sociali. La politica è stata presente pochissimo fin quando sulla vicenda non è calato lo sguardo dei livelli istituzionali e paraistituzionali.

C’è stata una gara per chiudere il dramma ognuno nel proprio recinto come poteva e voleva. Ha vinto il bisogno di tracciare un perimetro della vicenda facendola coincidere con la propria particolare indignazione, le proprie battaglie civili ed umane, come in altre occasioni.

La ragazza-bambina è diventata un fatto di cronaca nera, senza distinzione di argomenti, racconti, riferimenti. S’è scatenata, senza tener conto che la centro c’era una minore, una rincorsa alla notizia ed ai particolari scabrosi.

E siccome siamo in Calabria la storia terribile della ragazza-bambina è stata trasformata in un fatto di mafia grazie alla presenza nel branco di un aguzzino legato alla famiglia mafiosa che comanda in quel territorio.

E’ diventato un fatto sociale ed antropologico e quindi storico, soprattutto per le condizioni di omertà in cui si è svolto. Era l’inizio del processo che via via avrebbe fatto sparire la ragazza-bambina riducendola a una comparsa della storia.

E’ diventato un fatto umano, civile, educativo per tutti e tutte coloro che si occupano di diritti delle donne, violenza, presidi di assistenza etc.

E’ diventato un fatto religioso, soprattutto cattolico. E quando è stato necessario, per esigenze di cronaca, indicare la giovane vittima, l’hanno chiamata “Maddalena”. Non Piera, Francesca, Giulia, ma “Maddalena”, proprio come la peccatrice salvata da Gesù.

In questo quadro inevitabile l’obolo e la colletta, una raccolta di fondi simbolica promossa dalla politica poi sfociata in un appello a tutte le istituzioni e le organizzazioni interessate ad organizzare un presidio educativo e assistenziale ritenuto risarcitorio per lo sgraffio subito da Melito.

Un fatto politico perché le istituzioni indignate hanno mobilitato le più alte cariche governative, le organizzazioni sociali e la società civile per una manifestazione mobilitante tutti e tutte senza distinzione: interveniamo sul caso umano nei luoghi del misfatto.

Ma purtroppo l’intero meccanismo non è riuscito a diventare un fatto di democrazia.

Melito è terra di sofferenza per anni di momenti bui. In Comune si sono susseguiti accadimenti drammatici che non hanno trovato la mobilitazione e il coraggio né in quel territorio, né in quelli vicini o lontani, né tra la politica o le aggregazioni sociali. Un luogo, come tanti altri della Calabria, con un pezzo di popolazione importante che non è riuscito a fare del proprio contesto ricco e fertile, un presidio per se stesso, attraverso le strutture civili di città, scuola, ospedale etc. Un posto che non ha potuto imparare nel quotidiano i valori “parlanti” della democrazia più utile.

La pubblica piazza avrebbe messo tutti insieme dando a tutti la possibilità di utilizzare gli strumenti propri dell’azione dell’altro. Tutto insieme, a prescindere dalla gente di Melito, che nessuno sa cos’abbia davvero chiesto. A prescindere da Maddalena, dai suoi interessi, dai suoi bisogni, dal suo diritto a riconquistare la normalità.

Poi la rottura positiva con l’arrivo dei magistrati del Tribunale dei minori. Suonano l’embargo. A Melito nessuna manifestazione.

Ma il popolo della Calabria che “dice no alla violenza” non vuol rinunciare alla pubblica piazza, alle ragioni di coscienza collettiva dichiarata, all’impegno per l’agitazione quotidiana.

La manifestazione si terrà a Reggio, nella Città Metropolitana di cui Melito fa parte. La capacità organizzativa del complesso mondo della “democratura” è salva. Tutto l’arcipelago delle sensibilità potrà comunque manifestarsi.

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