Ma questa #fertilityDay scomunica le donne

Il mio intervento sul tema della giornata nazionale della fertilità promossa dal Ministero della Salute e della sua campagna di comunicazione, pubblicato da ZoomSUD il 31.08..2016

> http://www.zoomsud.it/index.php/cronaca/93114-l-intervento-ma-questa-fertilityday-scomunica-le-donne

*************

WEB

WEB

I grandi comunicatori, come i grandi scienziati direbbero che se vuoi persuadere una persona chiunque a fare delle scelte che investono il proprio essere, la propria anima, la propria testa ed il proprio tempo e quindi il proprio impegno per perseguire un obiettivo, non devi mai porre questioni di imperativo. Insomma devi essere bravo a fargli nutrire dei dubbi sulla possibilità, sulla necessità, sulla convenienza, dimostrando che quello che dici e sai è di fatto lo scenario attuale e proiettivo di una condizione vera e manifesta.

Ecco quindi che ragionando sul #fertilityDay, giornata nazionale promossa dal Ministero della Salute per il 22 settembre 2016, dovrebbero porsi alcune riflessioni in premessa per discutere nel merito e quindi capire come si sia scelto di veicolare un tale messaggio “ministeriale”…visto che non stiamo parlando della pubblicità di una multinazionale su un prodotto.

Si dice che il #fertilityDay, abbia una necessità (ricordate la condizione degli scienziati/comunicatori) di avvisare sul “rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori”, quindi una sorta di super consultazione medica, poi sul “pericolo della denatalità”, con la stessa attenzione degli studi istat sullo spopolamento (che almeno devono ragionare per mandato su numeri e tempi e non su persone) e quindi anche della “bellezza della maternità e paternità” che per dirla tutta, nonostante i deficit legislativi del nostro paese, non dovrebbero essere direttamente connessi alla “procreazione” e “possibilità di procreare”, ma anche per adozioni, eterosessualita ed omosessualità etc…

Ritorniamo quindi alla capacità di persuadere, che rifugge di solito dagli imperativi. Non occorre tornare al tempo “dell’utero è mio” per comprendere che su certi temi, i mezzi termini esclamativi  si possono utilizzare solo per custodire e difendere diritti e non per farli diventare strumenti coercitivi di campagne di (s)comunicazione, diciamolo…come risulta quella del  fertilityDay.

Analizziamo alcuni messaggi e capiamo l’effetto rovinoso che producono in chi li deve assumere come se fossero medicine del Ministero della Salute e non consigli del medico curante.

1.Datti una mossa, non aspettare la cicogna. Verrebbe da dire “datti una mossa a chi?” E poi si la considerazione sulla donna è così alta che si pensa che a non aspettare/procreae debba essere solo lei e che comunque qualcuno di più scaltro le deve ancora spiegare che i figli non le portano le cicogne. Amen.

2. La fertilità è un bene comune. La nostra costituzione sui beni comuni è molto chiara nell’individuare “la categoria dei beni comuni come espressione dell’esigenza, di natura squisitamente costituzionale, di porre le molteplici “risorse” disponibili dal sistema al servizio della tutela effettiva e paritaria dei diritti inviolabili dell’uomo (…) la logica del principio di sussidiarietà” (parafrasando costituzionalisti). Adesso o il Ministero della Salute non ricorda la Costituzione o non ha riferito a chi ha prodotto la campagna che la nostra Costituzione, sebbene ormai un luogo di altre dispute, parla di principi di sussidarietà etc etc .  Adesso la fertilità è un bene comune? Bhò..forse no e comunque non me lo farei dire dalla campagna che la vuole sdoganare come una risorsa non derogabile…Per poi continuare con altra cartolina che “la costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”,  come dire che “non tutela la salute di tutti” (cosa che invece tutela/dovrebbe…) e nemmeno quella delle nascite di quei figli che spesso, loro malgrado, sono il frutto di scelte non consapevoli…

3. La bellezza non ha età insieme a Genitori Giovani. Il modo migliori per essere creativi. Si presentano due immagini inequivocabili: una clessidra ed un’alcova che sorride, quindi il tempo agisce inesorabile solo sugli organi genitali in grado di esercitare con creatività le funzioni/attività dell’inseminazione e della nascita, una dimensione che nemmeno quando si parla della crisalide che diventa farfalla e dell’ape che impollina, ha una figurazione così perentoria e materiale.

4. Prepara una culla per il tuo futuro è l’altra cartolina che mette in primo piano ombelico, slip e mani (femminili) che illustrano la culla. Dopo “lo smile” del letto, la culla se la sopporta la mamma….e sarebbe banale dire che mai luogo e modo sono stati più irriverenti nei confronti della donna e della possibilità di essere genitori, sia connessi alla fertilità e procreazione sia alla capacità di esserlo comunque per entrambi i sessi, aldilà della genitalità e dei corpi.

Nell’era dell’antropocene, questa è la campagna che sceglie il Ministero della Salute per trasferire “la voglia di fare figli” in un paese in via di spopolamento e non certo solo per la scelta di non farne come gusto o la condizione patologica di non essere fertili ( e non grottesca come certi messaggi delle cartoline…). Per farlo sceglie una campagna che non rende omaggio nemmeno con una cartolina, alla battaglia sui diritti che si sta facendo nel paese, per il riconoscimento delle differenti genitorialità e delle adozioni. Come se i ministeri fossero di paesi distinti o in preda a schizzofrenia di politiche sociali.

Lottiamo ogni giorno per insegnare a donne e uomini, che esserlo è un diritto da rispettare e che soprattutto la donna, fuori dalle melasse di genere, è custode di identità, vita, valori e diritti appunto anche senza procreare. Che addirittura il suo essere madre prescinde spesso dall’avere dei figli.

La giornata nazionale sarà anche per il SUD. Al Sud la possibilità di essere genitori e di sceglierlo, con massima incidenza non è connessa alla fertilità, ma alle condizioni socio-economiche di programmarlo. La dimostrazione che non è questione né di età né di slip. E se lo stress è uno dei rischi dell’infertilità, si, il SUD per la condizione di precarietà che vede giovani donne e giovani non sapere dove posizionare la culla etra-corpo… il SUD e le sue cicogne sono comunque ad alto rischio. Ci vorrebbe una cartolina di parte, più di queste di questa campagna, di questo Ministero.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.