Morte e ammazzate. Perché le donne devono difendersi sempre

INTERVENTO PUBBLICATO SU www.zoomsud.it il 01 Giugno 2016 ore 20:25

Che questo sia il tempo in cui il potere si manifesta in maniera assoluto è certo.
Che sia il tempo in cui di questo potere maschile sono ugualmente vittime le donne vive e le donne ammazzate, pure.
E più aumenta il tempo della paura, nell’epoca di un cambiamento sociale senza precedenti, per ogni sua capacità e possibilità instabile, più aumentano le normali e quotidiane esternazioni del potere espresso imperante, connotato in maniera uguale da nessuna tregua umana e letto con distopia e fatalismo.
In questa insonnia piena di incubi, ogni sconfitta diventa irreversibile ed ogni esclusione irrevocabile. La paura che ogni cambiamento ci minacci nutre il rischio di perdere qualsiasi legame con la vita certa diventando una tragedia che si consuma assai prima di ogni atto scellerato.

E gli uomini, da sempre animati da spirito sportivo e cacciatori, non sanno perdere. E se perdono è per allearsi con l’avversario un minuto dopo. Lo fanno accadere nelle famiglie, nelle compagnie, per le squadre di pallone, per la politica, nelle istituzioni. Una cultura di femminicidi, figlicidi,  xenofobia, omofobia, fa fatica a dirsi superata in un paese così inquieto, incapace di praticare i diritti come antidoto alla paura. In un paese che per applicare tutta intera una legge, un patto, una convezione come quella di Istanbul per il diritto umano delle donne stesse a non subire violenza, non impiega né il tempo delle istituzioni, né delle mobilitazioni, né quello delle cronache delle morti ammazzate e diciamolo… di quel tempo che può essere fatale per ogni minuto che passa, “se ne fotte proprio!”.

I centri e le organizzazioni antiviolenza si mobilitano, chiedono, dicono “fate presto”, le istituzioni e la politica partecipano come se fossero ugualmente forza civica e non governante, quindi priva di possibilità e senza delega alcuna, perché loro hanno “Il tempo loro”.
Non tutti i processi democratici di intervento sulle emergenze hanno le stesse necessità, eppure nel nostro paese le “pari opportunità” servono alle quote rosa, ai comitati dentro le amministrazioni, agli slogan delle donne in politica ma mai a fare “la differenza”, la cultura “della quale” renderebbe donne e uomini salvi e istituzioni degne.

Un paese in ritardo e ritardato, incalzato ma sordo, violento quanto violentato.
Un paese, che finché nel giro di sei mesi si ammazzano 32 donne e con la collaborazione di mariti, parenti e senza distinzione di cultura, luogo e latitudine, si prende ancora il tempo del pensiero è un paese che non nutre contemporanee dimensioni di libertà. Proprio quella libertà di cui si privano le donne, quando la violenza è psicologica, fisica, bieca, cieca ed ancestrale, animale e definitiva. Una libertà che si vuole condizionare dal rapporto tra il pensiero e la soddisfazione, piuttosto che tra il pensiero e l’azione, quella che ha bisogno di nuove possibilità dell’educazione nelle relazioni, nella crescita dei figli e dei compagni, dei rapporti tra donne e dei rapporti tra uomini.  Nel “peso falso” di una politica che si dice “al femminile” e propone la nuova frontiere della donna di potere, per sangue blu, per scelta maschile e per sottomissione certa. Raramente giudicate per la testa, molto più per l’abito sopra e sotto.

Le donne continuano ad essere ammazzate, dall’instabilità quotidiana, dalla società complessa, dalle istituzioni potenti, dalle organizzazioni che dovrebbero garantire la sicurezza immediata, dai codici deficienti e da loro stesse. Quando incapaci di vedersi sicure, accettano e sopportano la prima prepotenza e ogni tipo di ricatto, sventurate e nel dolore non reagiscono, impaurite e minacciate non ne escono.

O quando troppo tardi si fidano “dell’ultimo appuntamento”, quello in cui ancora senza lucidità, gli uomini scelgono i modi dell’ultima violenza e loro accettano di capire e condividere la fine di una crisi, la loro, sempre e comunque la loro. Per difendersi sempre “da sole” devono rischiare di finire ammazzate, così troppo spesso accade. In un tempo che non ha atteso nessuno che le salvasse, il tempo della loro vita.

foto: nava, febbraio 2015, manifestazione contro i femminicidi a barcellona

manifestazione contro la violenza sulle donne a Barcellona (spagna)

manifestazione contro la violenza sulle donne a Barcellona (spagna)

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