ELE(INVEN)ZIONI. Breve guida sulle prossime amministrative nel giorno della Repubblica, questa.

Se dovessi andare al voto in un qualsiasi comune del paese o della Calabria il prossimo 5 giugno avrei non poco imbarazzo a scegliere tra alcuni consiglieri e sindaci per quello che mi sono impegnata ad ascoltare e leggere dai loro programmi e sui social…che qualche volta sarebbe meglio ti lasciassero con il dubbio…
Nel tempo in cui città ed ammministrazione, da nord a sud, subiscono innegabili cambiamenti dovuti a fenomeni sociali ed economici che le dovrebbero fare mutare verso il futuro, alcuni parlano con slogans di cui non conoscono nemmeno la provenienza e quindi l’impegno che sta in origine, altri non rinunciano alla vecchia obsoleta politica innovandosi nel trittico: “mi manda picone”, “picone è mio amico”, “picone ci salverà”.
albanese
QUINDI
- Dovrebbero chiudere al traffico candidati città e centri storici, evitando quelle passeggiate tra le emergenze del vecchio e nuovo “come se non ci fosse stato mai un ieri ed oggi prima di domani”.
- Dovrebbero impedire che piazze, piazzette, slarghi e bar, ritrovi etc divengano le agorà pubbliche come se la pratica della politica fosse quella della normale e quotidiana agorà pubblica, oltre “Il caffè pagato” e “le campagne social”.
- Dovrebbero bandire dal vocabolario: bilancio sociale, welfare, periferie, rigenerazione, fondi europei, sostenibilità, comunità, economia locale, etc perchè mi pare se ne faccia un abuso svilendo anche le parole, come se ogni giorno fosse l’alfa e non l’omega di quanto si è già sprecato..
- Dovrebbero impedire ad ogni candidato vecchio e nuovo di parlare “di tutto” come se fosse capace di capire ed agire su tutto, visto che amministrare serve anche a questo…capire come fare e chi lo sa fare, quando non lo sai fare.
- Dovrebbero impedire che sui palchi, sulle tribune, nei teatri…con i candidati ci salgano i testimonial della politica, della cultura etc..come “sponsors eletti” ed invitare a farlo invece con quelli che dovranno supportare il lavoro vero e condividere le azioni..che so…”I cittadini”, che non sono solo “votanti”…
INVECE
- Dovrebbero consentire unicamente che ogni candidato a sindaco o a consigliere possa pubblicamente esporre l’esperienza di vita e professionale della sua carriera, mostrando se su almeno un paio di questioni, ha potuto progettare e raggiungere un obiettivo di benefici per la collettività, in “tempi umani” e con scarse risorse iniziali (questi gli scenari amministrativi italiani per sventura o dolo); se riesce a campare del suo lavoro che si deve essere guadagnato; se ha discreta capacità di essere per gli altri credibile nei tempi, nelle azioni, nelle missioni…se sa fare il suo mestiere, insieme ai migliori e ai piu sensibili. Sperando che ne abbia uno di mestiere, vero.
Si chiederebbe un consenso al voto e non un’andata e ritorno a vuoto.
Si eviterebbe così che in maniera irreversibile si dia sempre seguito alle ELE(INVEN)ZIONI, ovunque si tengano nella Repubblica, questa.
(cn)

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